Pecus
Pixel
pecus @ pecus . it
about
thoughts
pics
view-source
archives ... prima ...
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre
Agosto
reading Underworld - Don Delillo [Einaudi] webcam sporadically updated
powered by blogger


Giovedì 31 Marzo 2005


FantaInternet

Io mi compro Urchin. Ok, allora Io mi compro Flickr, però ho ancora problemi a centrocampo. Che ne dici di Bloglines? Nah, l’ha già preso AJ, e si prende sempre dei gran bei voti sulla gazzetta. Eeh… del.icio.us? Faresti uno squadrone! Gioca da solo (Bravo Joshua!).

scritto da pecus alle 18:06 §


Fonts 2006

Cinque nuove famiglie di caratteri faranno il loro prepotente ingresso sui nostri schermi il prossimo anno. Microsoft ha infatti presentato la ClearType Font Collection, una serie di caratteri studiati e ottimizzati per la lettura a video e per la tecnologia di font smoothing ClearType. Cambria, che è il mio preferito, mi ricorda lo Scala, ma non ne ha il carattere forte e la nobiltà.
Consolas font preview
Consolas, monospaziato, è pulito e leggibile, eppure un po’ troppo ammorbidito. Personalmente trovo che questo genere di caratteri non benefici significativamente delle tecnologie di arrotondamento, che impastano più che chiarire. Corbel è largo, con un bel tratto geometrico, Calibri e Constantia sono un coppia upper class di serif e sans—serif. Avranno le luci della ribalta. Candara è troppo elastico, ma spero diventi il Comic Sans del futuro: almeno non ce ne dovremo vergognare. [via Caymag]

scritto da pecus alle 14:53 §


Facce

Io mi fisso sulle facce delle persone. Lo so, è un brutto vizio, ma niente come un viso, più ancora di una conversazione, mi attira. Voi direte che non è bello sentirsi fissati. Concordo, e me lo dice anche Claudia, spesso trascinandomi fisicamente altrove, perché appunto mi sono fissato su qualcuno. Ma certi visi non posso essere risolti con un’occhiata, né possono passare come gli alberi in fila che scorrono quando si guarda fuori dal finestrino di un treno.

Da qualche giorno vado a lavorare con i mezzi pubblici. A parte la scomoda sensazione di aver fatto un passo indietro lungo 15 anni (zaino, col portatile e non con i libri, ma il peso è uguale; stessa puzza; stesse signore e anziani che potrebbero uscire un’ora dopo ma non lo fanno), gli autobus sono l’eccellenza nella galleria di facce! Sono tante, a volte troppe, e questo mi salva dal fissarmi su di una sola, perché rimbalzo da un sopracciglio a una ruga, da un baffo a una pappagorgia. Sono facce che raccontano e facce che spiegano, facce che somigliano e facce da manuale Lombroso, facce da fotoromanzo e facce da reportage sociale, occhi, nasi, bocche, peli, gonfiori, occhiali, acconciature, abiti, sguardi, smorfie, posture che brulicano nell’umido di queste giornate. E per me sono uno spettacolo continuo. Da fissare…

scritto da pecus alle 11:05 §

Martedì 29 Marzo 2005


Yahoo! rears its ugly head

Gran bel pezzo di Om Malik sulla risurrezione mediatica e percettiva di Yahoo!: oculate scelte di acquisizioni (oddPost, Flickr), solide basi finanziarie e operative, il gossip giusto sulla blogosfera (imperdibile il taglio del commento What that means is really nothing for many of the mom-and-pops don’t care about license information etc. But it will get boing’boinged and create the right karma for the company.) e lanci di prodotti interessanti (Yahoo! 360). Insomma, ti sei fatto la tua reputazione, arriva il new kid on the block e comincia a rubarti la scena. Lo lasci fare per un po’, e prima che cominci a pensare di avere campo libero, gli fai vedere di cosa sei capace. Senza acrimonia, pura concorrenza.

scritto da pecus alle 19:01 §

Lunedì 21 Marzo 2005


Modem

Il trasloco nel nuovo ufficio è quasi finito. C’è tutto, ma il disordine regna quasi incontrastato, la connettività è appesa a un filo (anzi due, due miseri canali ISDN), manca il centralino (in assistenza), Telecom latita nel sostituire le borchie (putroppo ci servono le Plus), e dietro la porta dell’area relax si nascondono pile di scatoloni da sballare e ordinare.
Oggi ho affrontato il compito con disciplina e determinazione: mi sono alzato presto, ho allacciato quasi tutti i computer alla rete prima che arrivassero i ragazzi dell’agenzia, sistemato le stampanti, benedetto il ritrovamento di due cavi RJ45—RJ11 con cui ho spostato il fax dall’armadio di derivazione, messo online tutti, e tamponato un paio di macchine che dovrò reinstallare (o, più propriamente, fare reinstallare :-)

Non pago, nemmeno della fatica fisica, ho fatto un bel respiro e mi sono buttato nel mare di reperti informatici da riordinare. Risultato? Un bello scatolone di cavi, connettori AUI, alimentatori, dischi removibili, hub a 10Mbit (3), schede di rete NuBus, mouse a un solo tasto (10), dischi rotti per portatili da 4,32Gb (1), terminatori SCSI e in generale tutto quello che ormai è obsoleto. Sono tentato di barattarlo a peso per un controllo della memoria di un portatile che ogni tanto si blocca, ma forse non vale abbastanza: finirà in discarica, come rifiuti informatici.
Se non fosse per l’urgenza di riordinare, la mancanza di spazio, e un atteggiamento efficientistico dettato dalle prime due condizioni, avrei tenuto tutto. Per cosa? Per niente, per i posteri, per me, per ricordo. Questa cosa di buttare via la tecnologia mi intristisce. È un tema che mi appassiona, visceralmente, questo del dead media. Ci torno sopra ciclicamente, non sempre in occasione di traslochi, ma c’è sempre di mezzo uno scatolone.

Il pensiero mi è rimasto in testa, e se ne è venuto fuori qualche ora dopo, sentendo la radio. Durante una pubblicità veniva enfatizzata la comunicazione dell’indirizzo del sito del prodotto con il suono che i modem fanno durante la connessione. Lo stesso suono della sigla del TG3. Lo stesso suono "clip—art" che viene inserito nei servizi giornalistici di taglio tecnologico. È una moda, e ovviamente sparirà, ma sparirà perché non avrà più significato: per chi cresce oggi non vuol dire niente.

La mia generazione ècresciuta con quel suono. È un codice preciso, un segnale di appartenenza, è riconoscibile, udito centinaia di volte, addirittura cambiato, evoluto nel tempo: prima acuto, breve e lento, quasi maestoso, (i 9600); poi più acuto, stridente (i 14.4); insistente e basso e poi decisamente greve, con una punta di esotico in quella sorta di "gong" che si ripete due o tre volte (dal 33.6 al 56K).
Oggi la velocità è muta: la fibra non fa rumore, il ronzio dell’ADSL è filtrato, WiFi, GPRS, Bluetooth, UMTS: tutto muto, tutto silenzioso.

C’è posto anche per il suono di un vecchio modem nello scatolone dead media.

scritto da pecus alle 23:13 §

Martedì 15 Marzo 2005


Propaganda

La domenica sera l’offerta televisiva non satellitare è desolante. Praticamente dopo aver visto Colombo (evitando accuratamente il TG4), se non siete amanti di Star Trek, di Van Damme o della fiction, non c’è niente da vedere. Così ho finito per guardare J.A.G. — Avvocati in divisa.

J.A.G. è ormai un semplice canovaccio per la propaganda bellica americana. Cari telespettatori e telespettatrici, siamo in guerra. Se non ve ne siete accorti, ve lo diciamo noi, con tutta l’autoglorificazione e l’autoincensamento del caso.
Certo non è novità: per ogni guerra combattuta dagli americani, Hollywood ha prodotto film di propaganda. E nemmeno JAG è l’unico caso contemporaneo (anche N.C.I.S.). Però resta fastidioso. Partigiano.
Una visione del mondo con i paraocchi, prodotta ad uso e consumo di un popolino che deve mostrare le bandiere e attaccare adesivi di "proudness" sui paraurti, sospettare degli islamici e armarsi in proprio, ma non deve farsi domande, non deve pensare ad alternative, non deve far altro che aderire all’ideologia e piangere i propri caduti.
Perché di questo alla fine si tratta.

Non mi piace pensare che l’empatia televisiva consoli del dolore individuale, ma sembra proprio che gli sceneggiatori dirigano gli episodi con una sottile didattica del dolore, sacerdoti gli attori, congiunti i telespettatori: abituandosi a piangere i soldati morti nei telefilm, le famiglie trasferiscono la gloria televisiva sui propri caduti.

scritto da pecus alle 14:03 §

Venerdì 11 Marzo 2005


Aiuto, l'invasione dei siti parlanti!

Dio ce ne scampi (un po’ come Ruini papa), il sito Genialloyd parla! Il pulsante per zittire la scocciante e zelante voce dello speaker è in fondo alla pagina, ma su Firefox non funziona.

scritto da pecus alle 14:44 §


Nervi

Mi fa incazzare che un album meraviglioso come Extraordinary Machine debba restare nascosto nelle casse della Sony senza che si possa sentire. Anzi. Comprare.

Per chi vuole saperne di più.

scritto da pecus alle 10:58 §

Martedì 8 Marzo 2005


Da Flash a DVD

Come trasformare un filmato Flash in un filmato masterizzabile come DVD autonomo (istruzioni veloci ad uso promemoria). È bene conoscere un minimo le tecniche e i fondamenti di authoring DVD per non perdersi nelle opzioni dei vari strumenti utilizzati.

Occorrente: 1 Pc, Macromedia Flash, TMPGEnc (demo gratuita), IfoEdit (gratuito), ImgTool Classic (gratuito).

  1. Costruire il filmato Flash sulla timeline principale, evitando di impacchettare animazioni secondarie in simboli. Il perché sarà chiaro nel prossimo punto.
  2. Esportare il filmato come AVI (su Mac, QuickTime Movie). L’esportazione in filmato usa come riferimento i fotogrammi della timeline principale: banalizzando, per ogni fotogramma Flash, viene generato un fotogramma del filmato. Ecco perché il filmato deve essere costruito su questa timeline: se vengono realizzate sequenze animate come simboli che Flash riproduce "all’interno" di un solo fotogramma della timeline principale, l’esportazione utilizzerà il primo fotogramma della timeline secondaria, ma non riprodurrà interamente la sequenza.
    È preferibile (compatibilmente con le dimensioni del file che verrà generato) usare una compressione lossless (TIFF e TGA vanno bene) oppure usare nessuna. Se i filmati sono generati su Mac e in formato QuickTime (AVI con nessuna compressione non dovrebbe darvi problemi), è necessario riaprirli con Movie Player e ri–salvarli, per eliminare i dati che vengono salvati nella resource fork. Per eseguire questa operazione, QuickTime deve essere registrato.
  3. Aprire il filmato AVI in TMPGEnc.
  4. Utilizzare il wizard per impostare il formato DVD (PAL o NTSC), caricare il filmato generato da Flash e lanciare la conversione in MPEG2
  5. Creare una cartella VIDEO_TS e copiarci dentro i file generati da TMPGEnc: *.m2v e *.wav
  6. Aprire IfoEdit, creare un nuovo DVD, e importare il file video e l’audio: IfoEdit genera la struttura IFO del disco. Ricostruire la mappa dei titoli con Get VTS Sectors e chiudere.
  7. Il disco è pronto. Lanciare ImgTool e generare l’immagine ISO da masterizzare.
  8. Masterizzare su un supporto DVD se deve essere visibile su un lettore stand—alone.

scritto da pecus alle 16:10 §

Martedì 1 Marzo 2005


DevEdge: alzati e cammina!

Mozilla Foundation e AOL hanno raggiunto un accordo per la cessione alla prima di tutti i contenuti di Netscape DevEdge (articoli e documentazione su JavaScript, DOM, DHTML, e in genere Netscape, a firma di nomi importanti e sviluppatori innovativi). Nelle scorse settimane DevEdge è improvvisamente sparito, poi resuscitato, poi definitivamente oscurato. Complimenti a Mitchell Baker che ha negoziato con AOL l’accordo e alla lungimiranza di chi, dopo aver acquisito un patrimonio importante poi chiuso in uno scatolone in cantina, ha permesso di tirare fuori il vino buono e lasciarlo invecchiare nelle enoteche degli appassionati.

scritto da pecus alle 14:53 §


Non che sia lì lì per comprarmelo, ma…

(379€ sono davvero tanti), ma la possibilità di scaricare sull’iPod le foto di una fotocamera digitale USB con un cavetto o un adattatore è la killer application che potrebbe risollevare le vendite del non fortunato modello della famiglia iPod. Quindi: a qualcuno interessa il mio onorevolissimo X–Drive da 20Gb, diciamo, a 120€?

scritto da pecus alle 12:17 §


I bancari si sa, son dei gran filologi

Lezione odierna: i tirapiedi.

la parola tirapiedi viene usata come sinonimo di lacché, ma non mi ero mai chiesto da dove arrivasse, come parola. sabato pomeriggio polli mi ha portato a una conferenza di paleopatologia, che è una scienza al confine tra l’antropologia e la medicina che studia le malattie del passato a partire dai reperti che ci sono rimasti, i corpi, le mummie, gli scheletri. io andare a questa conferenza ero terrorizzato che pensavo che mi sarei annoiato tanto per almeno un paio d’ore. invece no.

scritto da pecus alle 11:37 §

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons License.